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La strada verso la ricchezza |
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di
Gianluca Marzoli
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Analizzando il comportamento degli uomini più ricchi del mondo e dei mercati finanziari, si scoprono interessanti caratteristiche un po' fuori dai luoghi comuni degli investitori. |
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Gli operatori in titoli azionari si dividono in due principali categorie: gli speculatori e gli investitori. Semplificando molto il concetto, gli speculatori sono quelli che comprano un titolo allo scopo di realizzare un profitto in breve tempo, grazie ad un eventuale rialzo (o ribasso per chi opera allo scoperto) provocato da un evento o da una situazione in grado di fare muovere il prezzo di mercato nella direzione voluta.
Gli investitori invece comprano un titolo sulla base di dati fondamentali favorevoli rispetto al prezzo di acquisto pagato, di buone prospettive future, ed hanno intenzione di mantenere il titolo in portafoglio per un tempo indeterminato, generalmente lungo.
Parlando con gli investitori medi, si scopre facilmente che la grande maggioranza sono speculatori. Addirittura ci sono anche gli "scalper" che, attivissimi, speculano su differenze di prezzo di pochi decimali. Tra gli investitori medi è luogo comune che in borsa occorra una grossa attività di compravendita, ponendo attenzione ai vari livelli di mercato per individuare i giusti momenti per entrare ed uscire, oppure ad accadimenti di natura geopolitica che influenzano l'andamento dei mercati.
Proviamo ora a fare alcune considerazioni sugli uomini più ricchi al mondo per vedere se il loro comportamento corrisponde all'immaginario comune. Nell'ultima classifica FORBES 400 degli uomini più ricchi d'America, la top-ten è la seguente:
- Bill Gates
- Warren Buffett
- Paul Allen
- Helen Walton
- S. Robson Walton
- John Walton
- Jim Walton
- Alice Walton
- Larry Ellison
- Michael Dell
Dai nomi in classifica notiamo che tutti i personaggi hanno costruito le loro fortune puntando ciascuno su singoli business: Bill Gates e Paul Allen con Microsoft, Warren Buffett con la Berkshire Hathaway, i Walton con Wal Mart, Larry Ellison con Oracle e Michael Dell con Dell Computers.
Dal comportamento di queste persone si possono notare principalmente quattro caratteristiche alla base del loro comportamento:
Mancanza di trading. Nessuno degli investitori in lista pratica il trading. E nella lista non ci sarà mai nessuno che pratica il trading. Perchè? Per i seguenti motivi (1) non si è mai visto nessuno che sia in grado di prevedere con sicurezza i movimenti a breve della borsa (2) le commissioni di compravendita riducono di molto il margine di guadagno (3) lo slippage, cioè la differenza del prezzo tra proposte in acquisto e proposte in vendita, è un costo molto superiore a quanto si pensi (provate a fare una verifica e farci due conti) e (4) le tasse da pagare tutte le volte che si effettua un'operazione di vendita.
Investimenti di lunghissimo termine. Tutti gli investitori in lista hanno mantenuto il possesso delle azioni per decenni, incuranti di recessioni, guerre e tempeste valutarie. Per non parlare delle raccomandazioni di analisti e banche d'affari circa i buy o i sell riguardanti i singoli titoli o indici di mercato.
Entrare presto nel gioco. In tutti i casi il possesso delle azioni risale alle radici della società. Del resto è più facile che si moltiplichi per 100 il valore di una società che vale 50 milioni di eruo piuttosto che una che vale già 5.000 milioni di euro.
Concentrazione. Tutti i nomi della lista hanno concentrato i loro investimenti su singoli titoli. Questo però non significa che tutti gli investitori debbano fare lo stesso; non dimentichiamoci che tutti i personaggi di cui stiamo parlando controllano personalmente le aziende sulle quali hanno puntato. Hanno in mano moltissime informazioni in più degli altri investitori. Inoltre dobbiamo riconoscere, con uno slancio di umiltà, che queste sono persone che nel campo degli investimenti hanno sicuramente capacità di valutazione dei rischi molto superiore alla media.
Proseguiamo facendo alcune considerazioni sui comportamenti dei mercati nel lungo periodo. Un dollaro investito nel 1925 sull'indice MSCI Word (l'indice composto dei mercati azionari mondiali) sarebbe diventato 1720 dollari a marzo 2003, cioè alla fine dell'ultimo ribasso, con un rendimento composto del 10,2% all'anno. Un dollaro investito nel 1925 in obbligazioni sarebbe diventato 60 dollari sempre a marzo 2003, con un rendimento composto del 5,5% all'anno.
LE AZIONI HANNO RESO QUASI 30 VOLTE DI PIU'. Quindi direi che non ci sono dubbi su quali mercati bisogna puntare.
Fare trading comporta sicuramente di passare alcune sedute di borsa nelle quali si rimane fuori dai mercati. Vediamo cosa sarebbe successo ad essere fuori dai mercati nei giorni di maggiore rialzo.

Da questi dati si rileva come a rimanere fuori dai mercati anche solo per pochi giorni, ma importanti, nel periodo di 5 anni si determini una notevolissima differenza di performance.
Da questa breve analisi vediamo quindi come gran parte dei luoghi comuni degli investitori medi siano discostanti dal comportamento dei grandi investitori e dei mercati.
Ciò che è necessario è avere UNA STRATEGIA ben precisa, che funzioni in ogni condizione di mercato e non lasci spazio ad errori. La strategia non può essere altro che fare investimenti di lungo periodo, sui mercati più redditizi, cioè i mercati azionari, diversificando per mantenere un livello di sicurezza accettabile.
Ancora meglio se si entra sui mercati alla fine di periodi di crisi accentuata, come ad esempio l'attuale. Oggi c'è la certezza di comprare titoli a prezzi lontani dai massimi di almeno un 30-40%.
Periodi così favorevoli per investimenti di lungo periodo sui mercati azionari si presentano ogni 20-30 anni. Ad esempio dopo la crisi del 1929, nei primi anni '50 e dopo la crisi del 1973-74.
Un'ultima considerazione, indirizzata a chi ha perso metà del proprio patrimonio nella recente crisi dei mercati, ed ora si è spostato sull'obbligazionario. Non dimentichiamo che per recuperare un -50% occorre un +100%. I tassi attuali dell'obbligazionario a medio periodo sono intorno al 3%. Occorreranno quindi 24 anni per fare il 100% necessario a recuperare la perdita subita. Inoltre è necessario mettere in conto altri due fattori: (1) l'inflazione è intorno al 3%, e quindi si mangerà gli interessi rendendo nullo il recupero e (2) in caso di rialzo dei tassi, i corsi delle obbligazioni caleranno, causando perdite in conto capitale per i loro possessori. |
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Invisibili Scritto da Maurizio il 2006-11-07 17:45:46 Egr. Sig. Gianluca Marzoli, Ci sono altri che per scelta, preferiscono rimanere Invisibili manovrando Company che muovono grandi somme di denaro sui mercati finanziari da posti dove l'anonimato è garantito. Queste eminenze della speculazione non si trovano nei Forum di Rimini a svelare le proprie tecniche. Al massimo, siedono per curiosità nelle ultime fila per comprendere il livello tecnico di una parte di quelli che gli daranno il loro denaro. Poi ci sono quelli che per scelta fanno fortuna con Società alla luce del giorno è che vengono conteggiati per fatturato come ricchi in quanto tracciati fisicamente con le loro proprietà. Non ha visto quel qualcuno che ha provato a legalizzare i suoi affari immobiliari Lussemburghesi in Italia per tentare scalate in compagnia di una donna troppo visibile oltre che bella? Il risultato è stato quello di attirare troppa attenzione dai Media con il risultato che abbiamo visto per i suoi affari... Mi creda, In un Mondo dove tutti vogliono apparire per sembrare come veline, calciatori, o per fare la fila per i provini dell' Isola dei famosi mi pare giusto per chi rimane Invisibile osservare, manovrare, e influenzare gli avvenimenti per vivere la propria vita in piena libertà senza controllo e controllori. A rileggerci con i Miei più Distinti Saluti. Maurizio | Visibili Scritto da Matrix il 2007-01-11 17:36:30 .....il secondo in classifica....e ben visibile, anche un certo Soros....per muovere indici servono volumi....e quelli li possiedono | |
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