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Il tasso di cambio è il rapporto tra due valute, dove per convenzione, una è posta al numeratore e l’altra al denominatore. L’uso internazionale vuole che l’ordine di acquisto o di vendita sia relativo alla valuta posta al numeratore. Per esempio: quando si compra il cambio eur/usd, si compra euro e si vende contestualmente il controvalore in dollari statunitensi, dunque si dirà di essere lungo o rialzista di eur/usd. Quando si vende il cambio eur/usd, si vende euro e si compra usd, dunque si dirà di essere corto o ribassista di eur/usd.
Ciascuna valuta porta un tasso di interesse che varia nel tempo e in funzione dell’intervallo di riferimento. Quando si apre una posizione in cambi, si sta acquistando una valuta e vendendone un’altra. Sui “contratti” che hanno durata superiore ai due giorni valuta (contratti spot) si incassano interessi sulla valuta acquistata, e si pagano su quella venduta. L’addebito o l’accredito del differenziale dei tassi viene regolato secondo i diversi strumenti.
Definizioni operative: “certo per incerto” e “incerto per certo”
Il rapporto di cambio tra due valute può essere espresso in due modi, quante unità di una valuta sono necessarie per avere un’unità dell’altra valuta e viceversa.
Per esempio se si afferma che sono necessari 1.2300 usd per avere un euro o se si afferma che sono necessari 0.8130 euro per avere un usd si sta dicendo la stessa cosa. (1/1.2300=0.8130). La moneta al numeratore sarà la moneta certa, quella al denominatore, la cui quantità varia al variare del prezzo, sarà la moneta incerta. La scelta di esprimere il rapporto di cambio in un modo o nell’altro è solo convenzionale.
Convenzionalmente oggi: - l’euro è sempre la valuta certa, ovvero i cambi vengono quotati indicando quante unità di un’altra valuta sono necessarie per un’unità di euro. Ovvero l’euro è sempre al numeratore del rapporto di cambio;
- la sterlina è al denominatore contro l’euro ma al numeratore contro tutte le altre valute;
- il dollaro statunitense è al denominatore contro l’euro, la sterlina, il dollaro australiano ma è al numeratore contro tutte le altre valute.
È però sempre possibile richiedere una quotazione tra due valute al contrario rispetto alla convenzione menzionata.
Fino all’entrata in vigore dell’euro, la divisa di riferimento era il dollaro statunitense (usd) e le quotazioni venivano definite “incerto per certo” quando esprimevano la quantità di divisa locale necessaria per acquistare o vendere “UN” dollaro statunitense.
Venivano definite “certo per incerto” quando esprimevano la quantità di dollari statunitensi necessari per una quantità di divisa locale. Vengono ancora espressi in termini di “certo per incerto” alcune quotazioni (contro usd) fra cui la principali sono quelle della sterlina inglese (gbp), del dollaro australiano (aud) e neozelandese (nzd).
Con l’avvio dell’euro tutte le monete, incluso il dollaro statunitense, vengono di norma quotate come quantità di divisa necessaria per acquistare o vendere un euro, queste quotazioni sono dette di tipo “certo per incerto”.
In sintesi oggi sono dette “certo per incerto” le quotazioni: - gbp/usd;
- aud/usd;
- nzd/usd;
- eur/usd;
- eur/tutte le altre valute.
La nascita dell’euro e la quotazione da subito diffusa di “quantità di divisa locale per un euro” (compresa la gbp, l’aud e il nzd oltre al usd) ha comportato anche la modifica di una definizione ritenuta indiscussa fino alla fine del 1998. Si definiva, infatti, SPOT-RATE la quotazione di una qualsiasi divisa contro il usd, mentre veniva definito CROSS-RATE la quotazione di due divise “terze” rispetto al usd.
Ora, invece, tutte le quotazioni contro euro vengono definite comunemente “spot rate” e con il termine “cross” si identificano le quotazioni che coinvolgono due divise “terze” rispetto sia all’euro che al dollaro statunitense.
Daniele Ponzinibbi Profilo ponzinibbid@cfxintermediazioni.com

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