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ARGOMENTI - Relazioni internazionali - Economia&Politica
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Vietnam: la cooperazione con la Russia e l’ingresso nell’OMC
di Silvio Dorati
 
A partire dal 2001 è ripreso il dialogo tra Vietnam e Russia; la rapida crescita del primo e gli interessi nell’area del Sud-Est Asiatico della seconda hanno creato i presupposti per una partnership strategica in settori fondamentali come quello militare, energetico e commerciale. Alleanza di rilievo anche nella prospettiva di una prossima adesione del Vietnam all’OMC

I rapporti tra Vietnam e Russia hanno attraversato diverse fasi a partire dall’indipendenza conquistata dall’ex-colonia francese nel 1945. Lo scarso appoggio iniziale offerto da Mosca a favore delle rivendicazioni internazionali di Hanoi (quali, per esempio la domanda di ingresso nell’ONU nel 1948 e nel 1951) si trasformò presto in supporto economico e militare, soprattutto con il sorgere delle tensioni tra Unione Sovietica e Cina, alla fine degli anni ’50.

Ma è a seguito della riunificazione del paese dopo la guerra e dell’adesione del Vietnam al Comecon (1978) che l’influenza russa assume proporzioni di maggior rilievo. Tuttavia la caduta del muro di Berlino nel 1989 segna una svolta nella politica estera di Hanoi: la ritrovata amicizia con Pechino e la nuova apertura verso l’Occidente raffreddano momentaneamente le relazioni con Mosca, fino a più recenti sviluppi che suggeriscono di un rinnovato dialogo tra i due paesi.

Collaborazione Militare

L’Unione Sovietica prima e la Russia poi hanno garantito per decenni l’approvvigionamento bellico all’esercito vietnamita, e recentemente il volume e il valore della merce scambiata sembrano tendere al rialzo. E se in passato, per ragioni di sicurezza e per una parziale diffidenza nei confronti dell’alleato, l’URSS aveva talvolta fornito armamenti già superati da tecnologie più moderne, gli scambi avvenuti negli ultimi anni hanno sempre riguardato prodotti di ultima generazione (come i sistemi missilistici da difesa aerea S-300PMU1 e gli aerei caccia Su-30 MKK).

Il Vietnam torna però anche ad essere un terreno su cui muoversi con circospezione per la Russia, soprattutto sul piano militare, perché è un’area in cui si incontrano gli interessi di altre potenze quali Cina, Stati Uniti e Giappone. Così se da un lato Hanoi e Washington trovano un comune obiettivo nell’ostacolare l’ascesa della Cina come potenza egemone della zona, dall’altro Mosca si deve preoccupare di mantenere delle buone relazioni con Pechino, una priorità che inevitabilmente influenza i rapporti con il Vietnam. Il ritiro della flotta russa da Can Rahn Bay nel 2001, in anticipo di alcuni anni rispetto a quanto stabilito dall’accordo con il Vietnam nel 1979, andrebbe pertanto visto come il risultato delle complesse e delicate dinamiche di potere tra le nazioni coinvolte nell’area, ma sembra comunque tradire una certa deferenza di Mosca nei confronti di Pechino.

Collaborazione Energetica

Meno soggette a influenze esterne sono le relazioni commerciali tra Russia e Vietnam, nonché quelle relative allo scambio di tecnologie e know-how. Il vice presidente vietnamita Truong My Hoa e il primo ministro russo Mikhail Fradkov hanno ribadito in un recente incontro l’importanza di una feconda collaborazione tra i loro paesi, nell’interesse di entrambi.

Anche l’undicesimo meeting del VICR (Vietnam-Russia Intergovernmental Committee) per l’economia, il commercio e la cooperazione scientifico-tecnologica, che si è recentemente tenuto ad Hanoi, ha riaffermato la volontà delle parti di accrescere la collaborazione in settori strategici come l’energia, e di aumentare il volume degli scambi fino a superare il miliardo di dollari per il 2006.

L’energia è un settore di cruciale importanza per un’economia in forte espansione come quella vietnamita, ed uno sfruttamento inadeguato o parziale delle abbondanti risorse del paese ne potrebbe rallentare lo sviluppo.

Proprio la valutazione dello spreco energetico era stata recentemente oggetto di un seminario ad Hanoi: il risultato preoccupante indicava quasi il 16% come rapporto di energia persa rispetto a quella prodotta (in molti altri paesi questo valore è circa 7-9%), gravando così sulla performance generale dell’economia del paese.

Per quello che riguarda l’estrazione di petrolio, Gazprom, il colosso energetico russo, a seguito di un accordo raggiunto con i vertici di Petrovietnam, la controparte vietnamita, ha annunciato che inizierà le trivellazioni in siti poco sfruttati del paese a partire da novembre.

Sono proprio i massicci investimenti in gas e petrolio quelli che portano la Russia ad essere il sesto paese che investe maggiormente in Vietnam, con un ammontare totale di 278 milioni di dollari suddivisi in 47 progetti. Ma ancor più significative appaiono le intenzioni di trasferire tecnologia nucleare per permettere al Vietnam di raggiungere gli ambiziosi obiettivi annunciati dal governo, i quali prevedono una produzione dell’11% dell’elettricità totale realizzata dalle centrali nucleari entro il 2025.

Questo scenario conferisce molta influenza alla Russia, che avrà quindi un ruolo guida per il conseguimento del risultato finale e una notevole influenza sulla politica energetica vietnamita.


Collaborazione Economico-Finanziaria

Per quanto concerne le relazioni commerciali, il volume annuale degli scambi è ancora cresciuto nel 2005 raggiungendo 1,019 miliardi di dollari (un aumento del 15% rispetto l’anno precedente) e l’auspicio dei due paesi è che esso superi abbondantemente il miliardo di dollari nel 2006.

Tuttavia la bilancia commerciale tra i due paesi evidenzia un deficit persistente del Vietnam rispetto alla Russia, dovuto probabilmente ed almeno in parte alla scarsa attenzione prestata dalle grosse compagnie vietnamite al mercato russo che però, dopo il tracollo dell’Unione Sovietica, non appariva sufficientemente stabile da invitare alla ricerca di opportunità di commercio e business.

Per poter permettere una maggior penetrazione dei propri prodotti nel mercato russo le compagnie vietnamite dovranno puntare sulla qualità, nel tentativo di superare la competitività di concorrenti come Cina e Thailandia: in quest’ottica si sono svolti degli incontri tra i rappresentanti delle compagnie dei due paesi, durante i quali sono stati illustrati gli standard obbligatori di qualità, sicurezza e igiene dei prodotti importati in Russia.

Anche in ambito finanziario si profila una nuova collaborazione russo-vietnamita: la già annunciata joint-venture bancaria dovrebbe finalmente realizzarsi a novembre, proprio in occasione della visita ufficiale del presidente russo Vladimir Putin in Vietnam. L’operazione coinvolgerà la BIDV (Bank for Investment and Development of Vietnam) e la russa Vneshtorbank e mira ad attirare investitori da entrambi i paesi.

La BIDV ha annunciato che dovrebbe partecipare con una quota del 51% al capitale societario di 30 milioni di dollari. Ed è proprio grazie a misure di maggior apertura del proprio sistema bancario verso l’estero, oltre ad una sostenuta crescita economica, pari a circa l’8% del PIL nel 2005 (la miglior performance del continente asiatico dopo quella della Cina), che il Vietnam è stato promosso di un intervallo dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, nel settembre 2006, relativamente alla solvibilità di lungo periodo.

Più in generale, questa scelta si giustifica sulla base dell’evidente l’impegno del governo di Hanoi a continuare il processo di rinnovamento economico che ha portato ad una parziale liberalizzazione di alcuni settori dell’economia, precedentemente controllati dallo Stato, ad un ruolo di maggior preminenza del settore privato e ad un clima generalmente favorevole agli investimenti.

La prospettiva di adesione all’OMC

Proprio nell’anno in cui il partito di governo, il CVP (Communist Vietnamese Party), festeggia l’anniversario dei 20 anni dall’inizio del processo di rinnovamento economico (conosciuto come doi moi) e transizione verso l’economia di mercato, si potrebbe finalmente concretizzare l’adesione della Repubblica Socialista del Vietnam all’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio).

I negoziati sono iniziati nel 1995 e il governo di Hanoi aveva fissato per l’anno 2005 l’obiettivo di ingresso nell’OMC, ma l’accordo non è stato raggiunto poiché, secondo alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti, la libertà di credo religioso non veniva sufficientemente garantita.

Inutili le vibrate proteste del governo vietnamita, e l’appuntamento è slittato al 2006. Dopo il riconoscimento dello status di economia non di mercato, che resterà valido per 12 anni e che ha alcune implicazioni importanti per la risoluzione di dispute commerciali (ad esempio in materia di dumping), le nuove prospettive di adesione di Hanoi prevedrebbero che il Vietnam diventi membro dell’OMC durante il summit APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che ospiterà a Novembre, e a cui dovrebbero partecipare sia il presidente degli Stati Uniti George W. Bush che il presidente russo Vladimir Putin.

L’adesione all’OMC e la forte crescita economica porranno il Vietnam di fronte a nuove sfide e nuovi problemi: lo status di paese in via di sviluppo sarà presto abbandonato e di conseguenza gli aiuti dall’estero cesseranno (la Danimarca ha già annunciato di voler interrompere il programma di aiuti); i sussidi statali all’economia non saranno più ammessi, causando forti disagi a settori scarsamente competitivi ma che impiegano una porzione considerevole di popolazione (ad esempio l’agricoltura, in cui è occupato il 70% della popolazione); l’apertura dei propri confini senza un adeguato sviluppo tecnologico può rischiare di trasformare il Vietnam in uno stato periferico, economicamente dipendente da una potenza egemone come la Cina.

Conclusioni

Il ritrovato dialogo tra Vietnam e Russia in settori importanti come quello energetico, militare e commerciale può favorire lo sviluppo delle due economie e cercare di riequilibrare i rapporti di forza in un’area in cui la Cina sta emergendo come potenza dominante. Ed è probabile che risulti essere un’alleanza di particolare importanza per il Vietnam che si appresta ad entrare in una nuova insidiosa fase della propria storia.


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